Il gioco che trasforma, non quello che intrattiene
Giocopoiesi è il nome del nostro modo di lavorare col gioco. La parola l'ha coniata Lucia Berdini, ed è il posto dove sta tutto quello che facciamo.
Una parola inventata, per una cosa che non aveva nome
Poiesis, in greco antico, vuol dire fare, produrre, portare all'esistenza qualcosa che prima non c'era. È la stessa radice da cui viene poesia. Lucia Berdini l'ha unita al gioco perché mancava un termine per quello che vedeva accadere nelle sue sessioni: persone che giocando non si distraevano, si costruivano. Giocopoiesi è il gioco che crea. E quello che crea, ogni volta, è una versione leggermente diversa di chi lo sta giocando.
Termine coniato da Lucia Berdini, co-fondatrice del Manifesto del Gioco
Perché il gioco arriva dove le parole si fermano
Le persone sanno raccontarsi. Sanno dire "faccio fatica a delegare" o "in gruppo tendo a stare zitto". Poi arriva un gioco e in due minuti quel comportamento accade davvero, davanti a tutti, senza filtri. Ecco perché lavoriamo così. Il gioco salta la parte in cui ci si descrive e va dritto a quella in cui ci si vede.
Come funziona, in tre movimenti
Nessuna delle tre parti funziona da sola. Il gioco senza riflessione resta una serata simpatica, la riflessione senza gioco resta una chiacchierata.
Si capisce su cosa si lavora
Prima di tirare fuori qualsiasi gioco, si mette a fuoco il tema. Fiducia dentro un team, paura del giudizio, difficoltà a stare nel conflitto. Il gioco arriva dopo, scelto per quel tema, e non è mai un riempitivo.
Si gioca sul serio
Si entra nell'attività e si gioca davvero, senza recitare. Molti dei giochi portano dentro il feedback tra le persone: ti restituiscono come vieni visto, e lo fanno mentre stai giocando, non in un momento di verifica separato.
Si riflette e qualcosa cambia
La parte che decide tutto. Si torna su cosa è successo, si guarda cosa ha smosso, e da lì si prova a spostare qualcosa: un comportamento, una reazione automatica, il modo di stare in relazione con gli altri.
Dove si usa
- Nei Play Club, come pratica ricorrente per un gruppo che si ritrova
- Nei team di lavoro, quando le persone devono ritrovare fiducia
- Nei percorsi individuali, come esplorazione accompagnata
La Giocopoiesi si impara facendola
È il cuore del terzo passo del percorso, quello del Play Coach. Ma la si incontra fin dal primo giorno, perché è il modo in cui lavoriamo da sempre.